Contratto badante a tempo indeterminato a Milano: quando e come si può interrompere
Assumere a Milano una badante con contratto a tempo indeterminato permette alla famiglia di costruire un rapporto di assistenza continuativo e stabile. Tuttavia, le esigenze possono cambiare: la persona assistita può entrare in una struttura, può non avere più bisogno dello stesso tipo di assistenza oppure possono emergere difficoltà nel rapporto con la lavoratrice.
In queste situazioni una delle domande più frequenti è: si può interrompere un contratto a tempo indeterminato con una badante?
La risposta è sì. Nel lavoro domestico il rapporto può essere interrotto sia dal datore di lavoro sia dalla lavoratrice, ma occorre rispettare le disposizioni previste dal CCNL del lavoro domestico, attualmente in vigore dal 1° novembre 2025 al 31 ottobre 2028, e gestire correttamente preavviso, competenze di fine rapporto e comunicazioni all’INPS.
Si può licenziare una badante assunta a tempo indeterminato?
Sì, il datore di lavoro domestico può interrompere un rapporto a tempo indeterminato con una badante.
Il rapporto di lavoro domestico presenta infatti alcune differenze rispetto ad altre forme di lavoro subordinato. In linea generale, il datore di lavoro può recedere dal contratto senza dover dimostrare necessariamente un giustificato motivo, secondo il principio del cosiddetto recesso “ad nutum” applicabile al lavoro domestico.
Questo non significa, però, che il rapporto possa essere chiuso senza rispettare alcuna regola. Devono essere osservati i termini di preavviso previsti dal CCNL, devono essere liquidate tutte le somme spettanti alla badante e devono essere effettuati gli adempimenti previdenziali previsti. Restano inoltre vietati i licenziamenti discriminatori e devono essere rispettate le specifiche tutele previste, ad esempio, in materia di maternità.
Per evitare contestazioni è quindi consigliabile non gestire mai la cessazione in modo informale, soprattutto quando il rapporto dura da tempo.
Quanto preavviso bisogna dare a una badante?
Il periodo di preavviso dipende dalle ore settimanali previste dal contratto e dall’anzianità della badante presso lo stesso datore di lavoro.
L’articolo 40 del CCNL del lavoro domestico prevede, in caso di licenziamento:
| Rapporto di lavoro | Anzianità | Preavviso |
|---|---|---|
| Almeno 25 ore settimanali | Fino a 5 anni | 15 giorni di calendario |
| Almeno 25 ore settimanali | Oltre 5 anni | 30 giorni di calendario |
| Meno di 25 ore settimanali | Fino a 2 anni | 8 giorni di calendario |
| Meno di 25 ore settimanali | Oltre 2 anni | 15 giorni di calendario |
In caso di dimissioni della badante, per i rapporti di almeno 25 ore settimanali i termini indicati vengono ridotti del 50%. Il CCNL disciplina inoltre specificamente le altre casistiche contemplate dall’articolo 40.
È importante calcolare correttamente il preavviso perché, se il datore di lavoro decide di interrompere immediatamente il rapporto senza farlo lavorare, deve generalmente riconoscere alla badante una indennità sostitutiva del preavviso, corrispondente alla retribuzione relativa al periodo non concesso.
Quando non è necessario rispettare il preavviso?
Il preavviso può non essere dovuto quando esiste una giusta causa così grave da non permettere nemmeno temporaneamente la prosecuzione del rapporto.
Il CCNL stabilisce infatti che comportamenti particolarmente gravi possono determinare un licenziamento senza preavviso.
Non ogni incomprensione o problema quotidiano costituisce però automaticamente una giusta causa. Prima di procedere in questo modo è importante valutare attentamente il singolo episodio e conservare eventuali elementi utili a documentarlo.
Il contratto stabilisce, ad esempio, che le assenze non giustificate entro il quinto giorno, salvo cause di forza maggiore, possono essere considerate giusta causa di licenziamento.
In presenza di comportamenti contestati o di una situazione complessa, è quindi preferibile farsi assistere nella gestione della cessazione anziché prendere decisioni precipitose.
Come comunicare il licenziamento della badante?
È consigliabile formalizzare sempre la cessazione per iscritto, indicando chiaramente la data della comunicazione, il periodo di preavviso e l’ultimo giorno di lavoro.
Anche in un rapporto caratterizzato da un forte elemento fiduciario, una comunicazione documentabile permette sia alla famiglia sia alla lavoratrice di avere riferimenti precisi ed evitare successivi dubbi sulla decorrenza della cessazione.
Una corretta gestione dovrebbe quindi prevedere:
- verifica del contratto e dell’anzianità della badante;
- calcolo del preavviso previsto dal CCNL;
- comunicazione della volontà di interrompere il rapporto;
- definizione dell’ultimo giorno di lavoro;
- elaborazione delle competenze economiche finali;
- comunicazione della cessazione all’INPS.
Il datore di lavoro domestico deve infatti comunicare la cessazione del rapporto all’INPS entro cinque giorni dall’evento, utilizzando i servizi previsti dall’Istituto.
Cosa bisogna pagare alla badante alla fine del contratto?
La cessazione del rapporto non riguarda soltanto l’ultimo stipendio: è necessario calcolare tutte le competenze maturate dalla lavoratrice.
Tra le voci da verificare possono rientrare:
- retribuzione relativa all’ultimo periodo lavorato;
- eventuale indennità sostitutiva del preavviso;
- ferie maturate e non godute;
- quota di tredicesima maturata;
- eventuali ulteriori competenze previste dal rapporto;
- Trattamento di Fine Rapporto (TFR).
Il TFR spetta al lavoratore domestico in ogni caso di cessazione del rapporto. Il CCNL stabilisce che il calcolo tenga conto delle retribuzioni percepite e, quando previsto, del valore convenzionale di vitto e alloggio.
Anche i contributi previdenziali devono essere regolarizzati: in caso di cessazione durante il trimestre, l’INPS prevede il versamento dei contributi dovuti entro 10 giorni dalla data di fine attività.
Un errore nel calcolo delle somme finali è una delle situazioni che può più facilmente generare contestazioni successive.
Cosa succede se la badante si dimette?
Anche la badante può interrompere un contratto a tempo indeterminato, rispettando il preavviso previsto dal CCNL.
Se la lavoratrice non rispetta il periodo di preavviso, il datore di lavoro può trattenere dalla liquidazione l’importo corrispondente al periodo non lavorato. Se invece le dimissioni avvengono per giusta causa, il CCNL riconosce alla lavoratrice l’indennità di mancato preavviso.
La modalità di cessazione può avere conseguenze anche sull’eventuale accesso alla NASpI. In generale, l’indennità di disoccupazione richiede una perdita involontaria del lavoro; le dimissioni ordinarie non danno quindi normalmente accesso alla prestazione, mentre possono esistere eccezioni, come le dimissioni per giusta causa, qualora siano rispettati gli altri requisiti previsti.
Si può licenziare una badante durante la maternità?
Durante determinati periodi legati alla maternità e alla genitorialità il CCNL prevede una tutela specifica contro il licenziamento.
Il contratto vigente stabilisce che dall’inizio della gravidanza intervenuta durante il rapporto e fino alla conclusione dei periodi protetti indicati dal CCNL, la lavoratrice o il lavoratore che usufruiscono delle relative tutele non possono essere licenziati, salvo giusta causa.
Il CCNL prevede inoltre particolari regole sul preavviso dopo il termine del congedo di maternità.
Si tratta quindi di una situazione nella quale è particolarmente importante verificare il caso concreto prima di procedere alla cessazione.
Cosa succede se muore la persona assistita?
È una delle situazioni che le famiglie affrontano più frequentemente, ma occorre distinguere la persona assistita dal datore di lavoro indicato nel contratto.
Se la persona deceduta coincide con il datore di lavoro, il CCNL prevede che il rapporto possa essere risolto rispettando i termini di preavviso previsti. Nel 2026 l’INPS ha inoltre aggiornato le modalità operative per la chiusura dei rapporti domestici in caso di decesso del datore di lavoro.
Se invece il datore di lavoro formale è, ad esempio, un figlio o un altro familiare dell’anziano assistito, il decesso dell’assistito non equivale automaticamente alla cessazione amministrativa del contratto: sarà necessario procedere correttamente alla chiusura del rapporto.
Come evitare errori quando si interrompe il contratto di una badante a Milano
Per una famiglia, la cessazione di un rapporto di lavoro domestico può sembrare un’operazione semplice. In realtà, preavviso, ferie, tredicesima, TFR, contributi e comunicazioni INPS devono essere coordinati correttamente.
Gli errori più frequenti sono proprio quelli apparentemente meno importanti: indicare una data errata di cessazione, non rispettare il preavviso, dimenticare ferie maturate o calcolare in modo incompleto la liquidazione.
Per questo AES Domicilio Milano affianca le famiglie non soltanto nella ricerca e selezione della badante, ma anche nella gestione delle pratiche relative al rapporto di lavoro, comprese assunzione e cessazione. Il servizio dedicato alle famiglie di Milano prevede infatti supporto nella gestione contrattuale e amministrativa della badante.
Gestire correttamente anche la fase conclusiva del rapporto significa tutelare sia la famiglia sia la lavoratrice ed evitare che un semplice errore amministrativo si trasformi in un problema successivo.
FAQ sulla cessazione del contratto della badante
Posso licenziare una badante a tempo indeterminato senza motivo?
Nel lavoro domestico è generalmente possibile recedere dal rapporto senza dover dimostrare un giustificato motivo, fermo restando il rispetto del preavviso e delle altre tutele previste dalla legge e dal CCNL. Restano naturalmente vietate eventuali cessazioni discriminatorie e devono essere considerate le situazioni soggette a particolare tutela.
Quanti giorni di preavviso devo dare a una badante convivente?
Dipende dall’orario contrattuale e dall’anzianità. Per i rapporti di almeno 25 ore settimanali il preavviso in caso di licenziamento è di 15 giorni fino a 5 anni di anzianità e di 30 giorni oltre i 5 anni.
Posso licenziare la badante subito?
È possibile interrompere immediatamente il rapporto corrispondendo, quando dovuta, l’indennità sostitutiva del preavviso. Il preavviso non è invece necessario in presenza di una giusta causa sufficientemente grave
Entro quanto tempo bisogna comunicare il licenziamento a INPS?
La cessazione del rapporto di lavoro domestico deve essere comunicata all’INPS entro cinque giorni dalla cessazione.
Alla badante licenziata spetta sempre il TFR?
Sì. Il TFR è dovuto alla lavoratrice domestica in ogni caso di cessazione del rapporto, indipendentemente dal fatto che questo termini per licenziamento o dimissioni.


